È di pochi giorni fa la notizia di una bambina vittima di violenza e sevizie all’interno delle mura domestiche, abusi inflitti proprio da quegli adulti che dovevano essere pronti a proteggerla e a provvedere alla sua crescita con premura e diligenza. Notizie come queste che provengono da un piccolo centro della Campania, fanno, in poco tempo, il giro di tutti portali di news creando nell’opinione pubblica sdegno, sgomento e pensieri di odio. Notizie sconvolgenti ma che sembrano ritornelli di canzoni già ascoltate in passato. Come era prevedibile immaginare dopo il lock-down era impossibile che non venissero fuori notizie raccapriccianti di questo tipo che, mi portano a mantenere, ancora una volta, alta la guardia, in Italia, sul grave problema della violenza domestica. Lessi una volta in un libro che “l’orrore non si trova nei fatti straordinari ma striscia nel quotidiano”, niente di più vero alla luce degli ultimi fatti; e dato che il lock-down ci ha tenuti a casa forzatamente è inevitabile che questo “quotidiano”, probabilmente saturo, non venga fuori. Durante e dopo il lock-down il numero di telefonate ai numeri antiviolenza è salito alle stelle per non menzionare le richieste di aiuto che provenivano solo da bambini, i quali, in qualche caso di cronaca, si sono dimostrati veri eroi e più adulti dei cosiddetti “grandi”. I dati ci dicono che durante il lock-down le denunce per maltrattamenti in famiglia sono diminuite, per ovvi motivi, mentre le chiamate ai numeri dei centri antiviolenza sono aumentate del 73% (fonte ilfattoquotidiano.it). La convivenza forzata ha costretto molte donne a vivere ventiquattro ore su ventiquattro insieme ai propri aguzzini. Una situazione decisamente insostenibile. Per questo motivo, durante l’emergenza da Covid 19 la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ha firmato il decreto con iter straordinario per l’erogazione di 30 milioni di fondi antiviolenza. Il decreto firmato dalla Ministra ad aprile 2020 prevedeva inoltre che la parte di risorse – 10 milioni – fosse destinata a specifiche attività collaterali per il contrasto della violenza (20 milioni fossero invece destinati all’attività ordinaria dei centri antiviolenza e delle case rifugio) prioritariamente impiegati per il sostegno delle iniziative che i centri antiviolenza e le case rifugio dovevano adottare per far fronte all’emergenza da Coronavirus (fonte ilsole24ore.com). Quella della ministra Elena Bonetti è stata sicuramente una decisione saggia e tempestiva ma giustificata dal particolare clima sociale vissuto durante i mesi del lock-down. Queste misure, però, risultano totalmente insufficienti se si pensa che in molti dei piccoli centri del Sud Italia non solo i centri antiviolenza sono un miraggio così come le case d’accoglienza per donne in difficoltà. Inoltre bisogna ragionare sul fatto che non è sempre facile per le donne vittime di violenza domestica accedere a case protette e rifugi, senza contare che soprattutto in alcune zone dell’entroterra campano (e non solo) vige una cultura del tacere che trova la sua forza proprio all’interno della famiglia stessa e che quindi “imbriglia” la donna vittima di violenza. Le donne e i bambini che si trovano in questa difficile situazione necessitano di azioni concrete e tempestive volte a spezzare la spirale di isolamento sociale che caratterizza questa condizione. Per non parlare dell’isolamento economico in cui, spesso e volentieri, versano le donne vittime di violenza domestica. L’isolamento economico aumenta la possibilità di controllo e di libertà della donna, scoraggiando la denuncia della violenza. C’è bisogno di progetti a lungo-medio termine che siano lontani dalla foga politica del momento, atti a creare un cambiamento sostanziale nella società. È impellente la necessità di agire per creare una nuova cultura, fatta di empatia e di educazione anche sentimentale che parta dalle scuole dell’obbligo. Occorre inoltre da parte delle istituzioni la necessità di promuovere iniziative volte all’alfabetizzazione finanziaria, all’inclusione sociale per prevenire la violenza economica, l’abuso e per superare alcuni gap generazionali. S.U.D. per l’Italia inserisce nei propri valori politiche volte a mettere realmente fine a violenze ed abusi già dai primi tentativi, poiché i diritti dei più deboli devono essere sostenuti, auspicando che il governo prenda posizioni sin da subito. Le case devono essere un luogo di felicità e non gironi infernali.

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Editor: TM
#sudperlitalia
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