Il principio di parità di trattamento e di opportunità di ogni uomo e di ogni donna, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di condizioni personali e sociali;

Considerando lo studio svolto dalla Banca Mondiale, nel 2019, solo in sei Paesi al mondo, ossia Belgio, Danimarca, Francia, Lettonia, Lussemburgo e Svezia, uomini e donne hanno gli stessi diritti. Tale studio, mette in evidenza anche come, a livello mondiale, le donne ricevano solo i tre quarti dei diritti degli uomini mettendo a punto il risultato della raccolta di dati collezionati negli ultimi dieci anni, nei 187 paesi con otto indicatori selezionati per misurare la parità di diritti per uomini e donne. L’Italia in questo studio si posiziona al ventiduesimo posto, con un voto di 94,38, uno tra i dati peggiori registrati in Europa, evidenziando anche come per le donne sia più difficile trovare lavoro o avviare un’impresa, non avendo le stesse pari opportunità.In molti paesi stanno attuando le riforme orientate nella giusta direzione, ma ancora 2,7 miliardi di donne non hanno le stesse possibilità degli uomini in termini di posti di lavoro e troppe donne, però, affrontano ancora leggi o regolamenti discriminanti a tutti i livelli della loro vita professionale.Il principio di parità di trattamento tra uomo e donna e la garanzia delle pari opportunità, rappresentano un corollario del famoso “principio di uguaglianza” sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione, ma la parità di trattamento tra uomo e donna è garantita nel nostro ordinamento all’art 37 della Costituzione, che riconosce alla donna lavoratrice gli stessi diritti e la stessa retribuzione che spetta all’ uomo lavoratore, a parità di lavoro. Il legislatore, nell’intento di garantire l’eguaglianza sostanziale fra uomo e donna, ha previsto delle azioni positive a favore delle donne, volte a garantire un trattamento preferenziale rispetto all’altro sesso e a colmare il divario che separa, di fatto ancora oggi, le donne lavoratrici dall’effettivo godimento delle stesse opportunità offerte agli uomini. A livello comunitario è stata emanata anche un’importante direttiva di riferimento Dir. 2006/54/CE, volta ad assicurare l’applicazione del principio di parità di trattamento tra uomo e donna in materia di retribuzione, accesso al lavoro, condizioni di lavoro, accesso alla formazione professionale e la previdenza sociale. Gli Stati sono chiamati ad adottare tutte le misure necessarie e nello specifico, tale direttiva vieta le discriminazioni dirette o indirette tra uomini e donne per quanto riguarda le condizioni: di assunzione, di accesso all’occupazione o al lavoro autonomo; di licenziamento; di formazione e promozione professionale e di affiliazione alle organizzazioni dei lavoratori. Tuttavia, una differenza di trattamento tra uomini e donne può essere giustificata per la particolare natura delle attività professionali, purché le misure prese siano legittime e proporzionate.Con il D.Lgs n.5 del 2010 tale direttiva è stata recepita nel nostro ordinamento e rafforza il criterio di parità di trattamento e di opportunità tra uomini e donne, al fine di assicurare “l’eliminazione di ogni discriminazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza o come scopo quello di compromettere o di impedire il riconoscimento, il godimento e l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo”. Lo Stato italiano dunque già si impegna a rimuovere degli ostacoli che limitano di fatto l’uguaglianza tra uomo e donna nella progressione professionale e di carriera. La nostra proposta volge, invece, allo sviluppo di maggiori misure per il reinserimento della donna lavoratrice dopo la maternità e la tutela della stessa per l’eventuale perdita di lavoro dovuta alla gravidanza; una maggiore diffusione del part-time e degli altri strumenti di flessibilità a livello aziendale, che possono consentire una migliore conciliazione tra vita lavorativa e impegni familiari e soprattutto che le aziende applicano il lavoro in modalità smart working, qualora la donna sia disponibile, nei primi tre anni di vita dei figli, con relativo vantaggi per le aziende che scelgono tale modalità. I contratti collettivi, inoltre, devono prevedere misure specifiche, come i codici di condotta, le linee guida e buone prassi, per prevenire tutte le forme di discriminazione sessuale, le molestie e le molestie sessuali nel luogo del lavoro, nelle condizioni di lavoro, nella formazione e crescita professionale. La proposta, punta ad assicurare l’uguaglianza dei cittadini come sancito dalla Costituzione e in particolare proponiamo la prevenzione dei comportamenti discriminatori e il principio della parità di trattamento sul territorio utilizzando e implementando i servizi forniti dallo Stato. Secondo la nostra proposta deve essere garantito a tutti l’accesso ai servizi, attuando tutte le azioni positive possibili per il superamento di eventuali condizioni di svantaggio legate a forme di discriminazione diretta o indiretta e chiediamo di contrastare qualsiasi tipo di discriminazione fondata su nazionalità, sesso, colore della pelle, ascendenza e origine nazionale, etnica, sociale, caratteristiche genetiche, lingua, religione o convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, appartenenza ad una minoranza nazionale, patrimonio, nascita, disabilità, età, orientamento sessuale e identità di genere e ogni altra condizione personale o sociale.


Editore: FS
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