S.U.D. per l’Italia ha inserito nel proprio manifesto dei valori, e discusso già in diversi articoli pubblicati, lo Smart-Working. Perché lo riteniamo così importante da inserirlo tra i valori? Noi rivolgiamo grande attenzione anche al rapporto fra tempo di lavoro e tempo di vita. Donne e uomini vanno sostenuti nell’attività che dedicano alla cura dei figli e della famiglia, il part ­time deve essere consentito senza discriminazioni di salari e carriera, inoltre crediamo che lo Stato deve incentivare lo Smart-Working come agevolazione per le aziende e come miglioria per le famiglie, opportunamente regolarizzato per far sì che non diventi uno strumento di sfruttamento del lavoro, ma che contribuisca ad aumentare le assunzioni anche sotto questa forma agevolando le aziende che decidano di utilizzare quest’opportunità per i lavoratori e per aumentare la loro produzione.

Nel mondo lo Smart-Working non esiste. È un’etichetta tipicamente italiana. Solo noi distinguiamo tra Smart-Working e working normale, come fosse Stupid-Working. Nel mondo si parla quindi di Home Working o Remote Working, senza esprimere un giudizio qualitativo su questa tipologia di lavoro. Molti politici, in questo periodo di emergenza Covid-19 si sono spessi lanciati in commenti negativi verso questa metodologia di lavoro, come se stare a casa vuol dire “rubare” lo stipendio o essere meno efficienti. Anche in questo caso, è sempre un qualcosa dovuta alla mentalità italiana, poiché i manager aziendali preferiscono avere in ufficio i dipendenti solo per controllarli, come se tutti fossero dei bambini irresponsabili.

Il concetto di base è la possibilità di gestire al meglio il proprio rapporto tra vita/lavoro. Ormai quasi tutte le persone al mattino appena alzati leggono le email di lavoro, e molti anche la sera prima di andare a letto. Se questo è sostenibile, ha senso farlo. Se questo vuol dire il pomeriggio fare due passi e un giro in bici, accompagnare i figli al parco o dal medico, o poter prendere semplicemente delle pause durante la giornata (compatibilmente con le esigenze aziendali), e tutto ciò migliora il nostro rapporto con gli affetti e il lavoro, questo è “lavorare meglio”. In fondo far diventare i colleghi la propria famiglia, non è che sia la cosa migliore. Anche perché i colleghi per tanto famiglia che siano, restano colleghi, in quanto il mondo del lavoro non è sempre un posto idilliaco per i rapporti, che spesso sono di facciata.

Il tempo nel mondo del lavoro è fondamentale, è un fattore determinante e principale. Nelle fabbriche il “lavoro agile” (da questo momento lo definiamo nella nostra lingua), è quasi impossibile applicare questo metodo di lavoro, ma per chi lavora in ufficio, avere dei limiti di tempo lavorativi (i canonici 9-18) è una cosa limitante. Se sono più performante dalle 6 alle 8 di mattina perché ho un bioritmo del tipo “mi alzo e sono pronto”, perché l’azienda non dovrebbe poterne fruire? Oppure se dalle 22 alle 24 riesco a concentrarmi meglio (bioritmo opposto), perché non posso usufruire di questi orari? Se il problema è il controllo del lavoratore, ormai con l’avanzare della tecnologia e dei software, sarà sempre possibile “timbrare” il cartellino da remoto e “controllare” che il dipendente svolgi le sue attività. Seguendo alcune dichiarazioni recenti che hanno fatto scalpore, pare che in Italia si lavori solo se si è in ufficio. Quindi se leggo la posta mentre sono in bagno appena sveglio cosa sto facendo? Divertimento? Oppure se leggo e rispondo alle ultime email la sera verso le 21? Ovvero, in Italia dalle 9 alle 18 sto lavorando (perché sono in ufficio, ed è il luogo che caratterizza il mio lavoro), e dalle 18.30 alle 8.30 mi è concesso il lavoro agile (ovvero, leggiti pure le email da casa e se sei indietro finisci da casa). Il tutto porta a uno sbilanciamento verso il lavoro, creando anche problemi sociali nelle famiglie, che lamentano poca cura dei rapporti.

Torniamo tutti a fare quello che facevamo prima in modo da ridare spinta alle attività. Un messaggio che talune figure hanno passato, chiedendo di ritornare negli uffici per fare lavorare nuovamente le attività associate a tale modello lavorativo nelle città. Da un certo punto di vista comprensibile, del resto è come dire di continuare a usare le carrozze e non i primi veicoli a motore perché altrimenti le stalle avrebbero perso i loro avventori, oppure continuare a usare il FAX e non le email, altrimenti gli operatori telefonici perdevano i costi di gestione telematica. Il mondo va avanti che lo si voglia o no, le aziende e i business cambiano.

A noi italiani piacciono le etichette (soprattutto se inglesi) e ogni cosa che è Smart ci affascina!

Cosa c’è davvero di Smart nel fare 2 ore di viaggio, arrivare in ufficio, lavorare 8/10 ore, tornare con altre due ore di viaggio? O cosa c’è di Smart nel fare 4 ore di viaggio per vedersi 1 ora? Poco. Sicuramente con l’”online” si perdono degli aspetti di relazione, come con il “fisico” si butta un sacco di tempo e risorse in spostamenti. Ognuno dei due modelli di lavoro ha vantaggi e svantaggi, si tratta di utilizzare quello che meglio si sposa con le nostre esigenze. Probabilmente il giusto mix dei due metodi di lavoro è la soluzione migliore. Non dimentichiamo che oltre alla sostenibilità del bilanciamento vita privata/lavoro, c’è la sostenibilità di un lavoro che non è più fordista, ma che deve cercare un nuovo equilibrio a seguito dell’avvento di internet. Sostenibilità vuol dire anche:

  • Bilanciamento vita privata/lavoro; prima dell’avvento di internet, una volta che si usciva di lavoro, lo stesso era finito. Oggi non è più così.
  • Disconnettersi; laddove ormai non serve più la nostra attività lavorativa
  • Evitare di muoversi se non serve; per migliorare la qualità dell’aria e i consumi
  • Utilizzo dello strumento giusto e vedersi solo quando serve
  • Miglioramento delle conoscenze che sono migliorate del 59% e le efficienze lavorative del 70%.
  • Riduzione dei costi delle aziende

Prima della chiusura, però vogliamo far presente un ultimo (ma forse il più importante) punto fondamentale di questo “lavoro agile”. LO SVILUPPO DEL SUD. Si proprio il sud può rilanciarsi in attesa di politiche economiche e sociali strutturate, che sono fondamentali. Attivare il lavoro agile per legge a livello nazionale vuol dire anche:

  • Fermare lo spopolamento dei paesi del meridione.
    • Molti giovani o persone anche adulte, lasciano i propri paesi e città di nascita per realizzarsi professionalmente.
  • Arricchire l’economia locale.
    • Guadagnare restando nelle proprie città del meridione, vuol dire spendere lo stipendio al sud, facendo di conseguenza girare l’economia.
  • Salvare gli affetti e aumentare le nascite.
    • Molte relazioni non riescono a superare la storia a distanza. Lasciare le persone nei propri territori salva anche amori e di conseguenza matrimoni e nascite in un paese ormai tendente all’invecchiamento.
  • Migliorare le competenze aziendali
    • Le aziende possono cercare i propri collaboratori e le migliori competenze anche se abitano a 1.000km di distanza.
  • L’inserimento più semplice delle donne nel mondo del lavoro
    • Al nord le donne inoccupate dai 18 ai 64 anni sono l’8,1% mentre al sud il numero si moltiplica fino ad arrivare alla quota del 33%. Un dato inaccettabile che grazie al lavoro agile sicuramente verrà ridimensionato.

Questi sono solo alcuni dei benefici che porta il “lavoro agile”. Noi di S.U.D. per l’Italia avendo a cuore le sorti delle nostre terre, lavoreremo finché tutto questo possa realizzarsi.

Bisogna ascoltare i cittadini, gli stessi che in un sondaggio condotto da Wyser (società di Gi Group, che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali), Il 60% di essi, ha dichiarato di non voler rinunciare al cosiddetto “lavoro agile”, considerandolo una condizione importante per mantenere o cambiare la propria professione.

Tutto ciò è chiaramente Smart, e caratterizza il “nuovo modo di lavorare” che dovrà cambiare l’economia italiana, se non vogliamo diventare un paese conosciuto solo per turismo e lusso. Smart sarebbe anche iniziare “a misurare” le differenze tra la le due modalità di lavoro, e capirne le efficienze nel breve e medio periodo.

Voi cosa ne pensate? Diteci la vostra e condividete il post

 

Editor: LS

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