Ieri sera il viceministro Sileri ha esternato tutta la sua rabbia, preoccupazione e delusione. La sua sfuriata ha ammutolito lo studio e la coscienza di tanti cittadini:

«Lo vogliamo capire che siamo in guerra!? Stiamo lottando per salvare l’Italia. Non riuscite a immaginare la mia sofferenza a pensare ai 38mila morti, ai miei colleghi morti. Colleghi mi chiamano ogni giorno per dire ‘fate zone rosse che non ce la facciamo più’. Me ne infischio di 5stelle, PD, della Lega: chi se ne frega»

Dispiace dirlo, ma in questa nuova ondata dell’emergenza non ci stiamo comportando bene.

In rete sono circolate foto di strade, piazze, lungomari strapieni di persone. Comportamenti che stridano con la rabbia di Sileri, ma soprattutto che si scontrano con le fotografie che arrivano dagli ospedali stracolmi e con file chilometri all’esterno.

Se il lungomare Caracciolo, per esempio, era zeppo di gente. è semplicemente colpa delle persone che si sentono più furbi di chi sta rispettando regole e provvedimenti.

La nostra libertà adesso è seconda soltanto alla nostra salute!

Ormai è chiaro a tutti, per tanti motivi il popolo italiano non è più rispettoso delle regole come è avvenuto a marzo e aprile. I cittadini ragionano in modo banale: Se posso uscire, allora esco. Richiamare al senso di responsabilità è ormai inutile. Abbiamo bisogno di un pastore che ci obblighi a perdere la libertà. La libertà è un diritto sacrosanto di ognuno, ma c’è un filo sottile. La libertà di ognuno termina quando inizia la libertà del prossimo. Con questi comportamenti menefreghisti stiamo minando la libertà dei nostri medici e dei nostri infermieri, che fino a poco mesi fa definivamo eroi e oggi imbrattiamo addirittura i murales in loro onore.

Se non seguiamo le regole che ci sono state indicate, il dispetto lo facciamo a noi stessi, non di certo ai politici o al governo. Saremo noi che poi dovremmo chiuderci in casa, Saremo noi che non percepiremo più emolumenti o guadagni, saremo noi che in futuro dovremmo ripagare questo enorme buco economico con le TASSE.

Nelle scorse settimane, migliaia di persone sono scese in piazza al grido LIBERTA’. Dopo quello che si è visto in questi giorni, se arriveranno a chiuderci, non dovremmo più lamentarci, poiché la libertà non siamo stati in grado di curarla, e soprattutto non ascoltiamo gli incitatori di folla, che propongono addirittura soluzioni all’economia. Vogliono solo prendere la vostra pancia, facendoci mancare di rispetto ai 38.000 morti e le fatiche dei nostri medici.

 

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Editor: LS

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