Tra mascherine, banchi monoposto che arrivano a destinazione col contagocce, e scuole in cerca di spazi per garantire il distanziamento fisico che scongiuri un nuovo lockdown, la situazione è già difficile. Se aggiungiamo il ritardo nella nomina dei supplenti, la situazione si fa ingestibile per i dirigenti scolastici che non sanno più a quale santo rivolgersi.

Alunni in classe da quasi due settimane e migliaia di supplenti ancora in attesa della nomina. È questo il leitmotiv di questi primi giorni di scuola del dopo Covid. In moltissime classi, sparse per l’Italia, bambini e studenti non hanno ancora conosciuto tutti i loro insegnanti. Una storia che si ripete ormai da anni e che il governo Conte, attraverso la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, si erano impegnati a non ripetere. Al punto, per le immissioni in ruolo, da lanciare la call veloce: un nuovo meccanismo che avrebbe dovuto consentire la copertura dei tantissimi posti rimasti liberi lo scorso anno per carenza di candidati. Ma l’esperimento è stato fallimentare. E i sindacati attaccano la Azzolina per non essere intervenuta tempestivamente.

Sulle supplenze che devono completare il puzzle degli organici della scuola, i numeri raccontano una realtà molto diversa da quella immaginata qualche mese fa. Scorrendo gli elenchi pubblicati nei siti degli uffici scolastici provinciali (gli ex provveditorati agli studi) si scopre che ancora tantissime cattedre attendono un docente.

La situazione diventa ancora più grave, quando i politici italiani utilizzano la scuola per attaccarsi. Anche nella stessa maggioranza, il M5S e il PD battibeccano per il concorso straordinario.

La politica italiana non ha ancora ben inteso che la scuola è fondamentale per il nostro futuro, e non può essere gestita come viene fatto almeno nell’ultimo ventennio. La scuola deve essere preservata dalle polemiche e soprattutto deve essere valorizzata, per far si che il nostro paese possa ripartire dalle competenze e dalla cultura.

Seguiteci nei prossimi giorni quando metteremo alla vostra attenzione le inefficienze del sistema in questo periodo emergenziale.

Come sempre toccherà ai precari tenere in piedi l’anno scolastico (in più molto particolare), con gli alunni che ne pagano le conseguenze. La storia si ripete.

 

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Editor: CC

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