Friday For Future è il nome di un movimento internazionale di protesta, composto da alunni e studenti che decidono di non frequentare le lezioni scolastiche per partecipare a manifestazioni in cui chiedono e rivendicano azioni atte a prevenire il riscaldamento globale e il cambiamento climatico.  Il, 9/10/2020, nonostante l’era pandemica che sta caratterizzando questo periodo storico, sono scesi in piazza a Roma almeno 2000 giovani ognuno munito di mascherina e al proprio posto hanno discusso in una Piazza del Popolo con cartelloni e striscioni che echeggiavano “Giustizia Climatica” e “Recovery Planet”, a ricordare una delle rivendicazioni più importanti dei manifestanti, quella di utilizzare in maniera cospicua il Recovery Fund per investimenti ecosostenibili.

La creatività, dunque, è l’aspetto che prevale in questo movimento tant’è vero che intorno mezzogiorno i manifestanti, vestiti a lutto, trasportano delle bare, che rappresentano le persone, gli animali e la terra. Poi depositano mazzi di fiori sulle bare, aprendole e rivelandone il contenuto. La bara “People” contiene mascherine, quella “Animals” le targhette numerate applicate agli animali negli allevamenti mentre quella “Planet” è ricolma di plastica. “Gli animali, numerati, sono trattati come se fossero oggetti – spiega uno dei partecipanti alla marcia funebre, Simone, 34 anni – ma dietro a quel numero c’è la morte. La scelta per la bara delle persone è invece legata alla pandemia, sappiamo quanto l’inquinamento sia legato alla diffusione del virus”.

“Noi come singoli cittadini possiamo cambiare ma il cambiamento deve arrivare da parte della politica con scelte coraggiose che portino verso la decrescita – dice un’attivista, Matilde, di 23 anni – Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita ma non è sufficiente, è necessario un cambio culturale e politico forte. Bisogna tornare nei territori e agire su di essi”. Per lei, la ricetta per ridurre le emissioni di CO2 deve essere innanzitutto una “revisione dei consumi, capire cosa è utile e di cosa si può fare a meno. Dobbiamo tutti pensare a fare dei sacrifici nella nostra vita reale”.

Il monito viene lanciato soprattutto verso le istituzioni e i poteri forti i quali, secondo gli attivisti, ignorano e trascurano il problema e dovrebbero pensare a cambiare il sistema e non il clima.  Il settembre appena trascorso è stato il più caldo della storia, i livelli del ghiaccio Artico sfiorano i minimi storici, incendi ed eventi meteo terribilmente intensi continuano a devastare il Pianeta, Italia compresa. Questo decennio è cruciale: le scelte che facciamo, le politiche che adottiamo sono determinanti per il futuro della nostra e delle prossime generazioni”, dicono parlando dell’urgenza di azioni concrete per combattere i cambiamenti climatici ed arrestare le emissioni di CO2. In oltre cento città – spiegano – tra scioperi e presidi studenteschi i Fridays si impegnano a rispettare le disposizioni di sicurezza per la protezione contro il coronavirus.

Si parte da i dati forniti dalla scienza: mancano sette anni e 91 giorni alla fine del budget di carbonio del Pianeta; da quel momento in poi il mondo viaggerà “irrimediabilmente” verso l’aumento medio della temperatura globale al di sopra degli 1,5 gradi. “Bisogna correre, e farlo subito: è necessario tagliare le nostre emissioni del 12% all’anno per arrivare a essere a (quasi) emissioni ‘zero’ entro il 2030”. Il Piano – come dicono – è “una ricetta pronta all’uso”. Alla base l’idea che alla “crisi climatica e a quella sociale ci sia un’unica soluzione”: e cioè la transizione ecologica. E può essere sintetizzato in sette punti chiave.

Primo: rilanciare l’economia investendo nella riconversione ecologica. Secondo: riaffermare il ruolo pubblico nell’economia. Terzo: realizzare la giustizia climatica e sociale. Quarto: ripensare il sistema agroalimentare verso un’agricoltura che sia più sostenibile. Quinto: tutelare la salute, il territorio e la comunità. Sesto: promuovere la democrazia, l’istruzione e la ricerca. Settimo: costruire l’Europa della riconversione e dei popoli. “Il Piano nazionale per la ripresa e la resilienza del governo – concludono – è documento miope che mira più alla resistenza che alla resilienza. Non siamo in linea oggi con l’accordo di Parigi e non potremo mai esserlo. Bisogna modificare le linee guida di quel Piano. E anche la legge di Bilancio del 2021 deve essere all’insegna della transizione ecologica. Non sono richieste radicali, è il minimo per garantirci un futuro”.

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Editor: DB

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