120mila lavoratori dall’inizio del lockdown e fino a giugno 2020 hanno perso il lavoro a tempo indeterminato (quindi c’è da aggiungere tutti quei contratti a termine o di collaborazione). Lavoratori che si sono ritrovati senza protezione. Questo dato è pubblicato direttamente dal ministero del lavoro. La domanda è quindi lecita. Servirà la proroga fino al 31.03.2021 di questa forma di tutela?

Chi ne he fatto di più le spese sono le donne, che incidono circa il 62% dei licenziamenti.

Il virus e la crisi li hanno cancellato per sempre questi contratti, con tutti i sogni delle famiglie.

L’andamento, mese per mese, mette in evidenza i picchi: a marzo, quando la pandemia è entrata nel vivo, e a giugno, a ridosso di un’estate inedita, in cui evidentemente migliaia di imprese hanno fatto ricorso al licenziamento perché impossibilitate a tirare avanti con lo stesso numero di lavoratori in dotazione prima della crisi.

La stragrande maggioranza dei casi è collocata alla voce “giustificato motivo oggettivo”, cioè licenziamenti per ragioni economiche. E sempre a questioni economiche sono da collegare i tantissimi licenziamenti collettivi.

Il faro va acceso sui licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, che rappresentano tra l’altro la voce più consistente del totale dei licenziamenti in tutti i mesi presi in considerazione, cioè 90.237 (gli altri sono dovuti anche a liquidazioni d’azienda e/o fallimenti). Il ministero del Lavoro spiega che alcuni di questi licenziamenti sono stati possibili perché riguardano i lavoratori domestici. Colf e badanti sono esclusi dal divieto di licenziamento e quindi la risoluzione del loro rapporto di lavoro si è potuta fare rispettando la legge.

Questa crisi e questa gestione epidemica sta creando la nuova classe dei poveri. Non dobbiamo dimenticare, in aggiunta a quelle appena citate, tutte le categorie colpite dai DPCM come gli artigiani, negozi d’abbigliamento, o servizi “non essenziali”. Noi riteniamo per esempio che i negozi d’abbigliamento, anche nelle zone rosse potevano continuare la loro attività in quanto molto più sicuro rispetto, ad esempio, ai supermercati (negozi che non possono e non devono essere chiusi) che non regolano il flusso d’ingresso, e purtroppo ne sono tanti.

Il blocco dei licenziamenti doveva salvare tutti i lavoratori, al massimo doveva tenere fuori alcuni dalla rete di protezione. E invece in tanti hanno pagato il conto del virus perdendo il posto di lavoro.

 

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Editor: LS

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