Dopo l’arrivo della pandemia di Covid-19 e il lockdown totale in Italia, l’economia ha subito un duro colpo dovuto a questo brusco rallentamento dei consumi e dell’import/export. Per dare una scossa all’economia il governo giallorosso presenta in Parlamento il 20 maggio 2020 il DL n.34. Il Decreto Rilancio, tanto criticato da molti, trova nell’articolo 119 e 120 una vera e propria rivoluzione nel campo dell’Edilizia, ovvero i cosiddetti EcoBonus e SismaBonus. Questi sono gli unici strumenti che, se attuati correttamente, possano dare riscontri attuali e concreti e poi si sa, il migliore investimento è il mattone.

Ma vediamo cosa sono questi bonus? L’Ecobonus riguarda interventi di riqualificazione energetica (isolamento strutture opache, sostituzione impianti di generazione per riscaldamento, installazione pannelli fotovoltaici con accumulo, installazione colonnina per ricarica elettrica); il SismaBonus riguarda interventi di adeguamento e consolidamento atti a ridurre il rischio sismico delle strutture. Entrambi prevedono la restituzione del 110% dei lavori effettuati sottoforma di credito d’imposta in 5 anni. La novità sostanziale sta nel fatto che questo incentivo può essere applicato al committente, oppure con lo sconto in fattura da parte dell’impresa oppure si può cedere il credito ad un istituto di credito.

L’Italia, per la sua particolare posizione geografica, è uno dei Paesi a maggiore rischio sismico. In 2500 anni di storia, i terremoti che hanno colpito la penisola italiana sono stati frequenti ed intensi. E hanno determinato un impatto socioeconomico rilevante. A differenza, infatti, di altre aree del pianeta dove la pericolosità sismica è anche maggiore – come nel caso del Giappone, della California e del Cile – la vulnerabilità del nostro territorio è ulteriormente aggravata dalla notevole fragilità del suo patrimonio edilizio, scarsamente ammodernato. Oppure costruito senza tenere in considerazione i requisiti minimi necessari ad assicurare efficienza e stabilità degli edifici. Per sopperire a queste carenze è possibile sfruttare il Sismabonus, l’incentivo che promuove la messa in sicurezza degli edifici situati nelle aree caratterizzate da sismicità media o alta (zone sismiche 1, 2 o 3). Stando alla classificazione dell’INGV, in queste aree ricade circa il 57% dei comuni.

Gli interventi previsti dall’Ecobonus, invece, porteranno l’Italia ad essere finalmente un paese più green che si avvia ad un modello di economia circolare e dà la possibilità al cittadino di ridurre i consumi e quindi un peso in meno nel portafogli e in più si ritrova il suo ambiente abitativo più confortevole.

C’è solo un problema: il solito blocco burocratico e la non chiarezza delle norme sta rallentando l’operazione. La detrazione spetta ai lavori eseguiti da giugno 2020 a dicembre 2021, il Decreto è diventato legge ad inizio agosto 2020, intanto le banche e le aziende ogni giorno fanno interpelli all’Agenzia dell’Entrate perché molti aspetti sono poco chiari, e il tempo passa e si stringe la cinghia. La cessione del credito non è ancora definita (si dice che per ottobre può partire) e intanto la cinghia si stringe ancora di più. Quindi il tempo diventa un fattore fondamentale ma anche rischioso. E qui entra in gioco la scelta dell’impresa, la quale deve essere specializzata e costante nei lavori in modo da risparmiare sul tempo e da avere lavori eseguiti a regola d’arte.

Lo sconto in fattura è uno schiaffo alle piccole imprese e piccole aziende le quali, non avendo un elevato fatturato ed essendo l’incentivo un credito d’imposta, restano fuori dai giochi e dato che il mercato si sta incentrando su riqualificazione energetica e sismica si dovranno adattare, e quindi formarsi, oppure chiudere (e il povero diventa sempre più povero).

La chiave di volta sarà rappresentata da come istituti di credito e intermediari finanziari decideranno di interpretare il loro ruolo. L’approccio di questi soggetti sarà determinante, in particolare, per la distribuzione della “ricchezza” all’interno della società.

Pensiamo a due scenari: Nel primo saranno emanate delle linee guida legate esclusivamente al valore del credito d’imposta e dal suo rischio. Sulla base di questi parametri, il credito del 110% potrà essere acquistato (ad esempio) al 105% direttamente al momento dell’approvazione del progetto esecutivo dell’opera, scalettando i pagamenti su un cronoprogramma dei lavori. In questo scenario tutti avranno una parte del beneficio: i soggetti beneficiari che potranno effettuare i lavori davvero senza spendere un euro; professionisti e imprese (grandi e piccoli) che avranno la possibilità di lavorare (ma si dovrà fare attenzione all’imparzialità dei due soggetti definendo bene i ruoli di controllo); istituti di credito e intermediari finanziari che potranno generare dei profitti sicuri acquistando il credito d’imposta ad un prezzo inferiore.

Nel secondo scenario, invece, è possibile ipotizzare che istituti di credito e intermediari finanziari si possano organizzare con dei player nazionali a cui saranno indirizzati i beneficiari delle detrazioni fiscali che continueranno a poter effettuare i lavori senza spendere denaro ma con la differenza che progettazione, esecuzione e controllo saranno effettuati da pochi grandi soggetti che avranno il monopolio del mercato.

Si dovrà anche capire con quali modalità istituti di credito e intermediari finanziari decideranno di acquistare il credito d’imposta. Come sappiamo, infatti, gli imprevisti in edilizia sono all’ordine del giorno e la cessione del credito dovrà confrontarsi con alcune criticità relative al rischio che i lavori non arrivino alla fine o che cavilli possano inficiare la fruizione della detrazione fiscale. Pur essendo vero che istituti di credito e intermediari finanziari avranno un margine del 10% da giocarsi, è altrettanto corretto affermare che dovranno esserci delle garanzie da parte dei soggetti beneficiari. Garanzie che potranno essere di varia natura: dall’anticipo dell’importo, fino ad un’ipoteca sull’immobile. In sostanza, mentre chi potrà anticipare l’importo dei lavori (magari anche accendendo un mutuo) avrà più possibilità di procedere speditamente, chi non potrà dare garanzie dovrà trovarle. Ed è proprio su questo che si giocherà la partita.

S.U.D. per l’Italia crede che questo tipo di risorsa potesse essere strutturata e ampliata anche ad altre tipologie di lavori, così che il mercato edile (fondamentale per l’economia italiana) si rimettesse in moto velocemente. Inoltre, riteniamo che debba essere una riforma strutturale, ma su questo pare che il governo abbia ascoltato e stia lavorando per renderla tale.

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Editor: DB

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