Il PIL italiano del secondo trimestre ha subito un contraccolpo fortissimo per il coronavirus, ma la classe politica dice che il dato è meno pesante di quel che si aspettavano alcuni analisti e alcuni vicini Paesi europei. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, parla di “una flessione meno grave di quanto atteso dalla maggior parte delle previsioni”. Il reddito nazionale ha fatto registrare nel periodo aprile-giugno il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica: il calo è stato del 12,4% congiunturale, cioè rispetto al primo trimestre, e del 17,3% in termini tendenziali, cioè rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel primo trimestre, ricorda l’Istat che ha diffuso i dati, il Pil si era contratto del 5,4%. Il mal comune è solo una magra consolazione. Al risultato di forte calo ha contribuito “una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta”. La variazione acquisita per il 2020 – cioè il PIL che si registrerebbe a fine anno se non ci fossero altre variazioni nei trimestri rimanenti è del -14,3%. La speranza è che la riapertura porti con sé un consistente rimbalzo: il ministro Gualtieri ha parlato di una prospettiva di recupero del 15% nel terzo trimestre.

Qui non c’è più il tempo di scherzare. Lo stato oltre ai soldi europei del Recovery Fund (che ancora non si conoscono i tempi di ricezione), ha bisogno di riforme economiche strutturali e utili, non come i 100 miliardi “spesi” fino ad ora, di cui si può salvare solo l’eliminazione delle clausole di salvaguardia dell’aumento IVA dei prossimi anni. La costante crisi italiana ha radici nelle occasioni mancate degli anni 90: privatizzazioni deludenti, mancata lotta alla corruzione, profitti verso l’estero. Da quasi trent’anni, da ben prima dell’euro, il livello di benessere degli italiani non cresce. È sempre mancata la capacità di cambiare le leggi per togliere incentivi alla corruzione, cosicché nell’arco di un decennio i nuovi partiti hanno ripreso a comportarsi come i vecchi. Hanno deluso le privatizzazioni non perché si sia “svenduto”, come sostengono i neo-dirigisti di adesso, ma perché i capitalisti italiani, impreparati alla globalizzazione, cercavano guadagni sicuri in settori protetti dalla concorrenza. Di nuovo nel 2011 l’Italia ha sfiorato l’abisso del default, e di nuovo dimentica come c’è arrivata. E si continuano a cercare capri espiatori mentre con misure irresponsabili come aumento del debito, o con continui sussidi, scarichiamo sui figli un futuro di tasse ancora più alte.

Noi di S.U.D. per l’Italia stiamo presentando idee vere, soluzioni, rilancio del meridione che siamo sicuri trainerà l’intera nazione, e siamo sicuri che con la presentazione del nostro programma politico, e grazie alla vostra vicinanza, riusciremo insieme a cambiare il nostro futuro. Noi non abbiamo interessi. Siamo cittadini, e solo i cittadini senza interessi intrecciati con questa politica o affini, possono cambiare il futuro del paese.

 

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Editor: SB

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