Prima del dover di cronaca sull’articolo di oggi, ci teniamo a fare alcune considerazioni che vedono oggi l’Italia accerchiata dal virus (sia dall’esterno che dall’interno).

La gestione dell’ultima fase dell’emergenza Covid è stata all’acqua di rosa. I divieti e i consigli ricevuti non hanno mai avuto seguiti dai controlli. Stiamo sempre lì a controllare il numero dei contagi giornalieri, ma anche in questo caso abbiamo diverse pecche.

All’inizio dell’epidemia, i cittadini italiani si sono mostrati molto ligi ai divieti e al rispetto delle regole, tanto che se oggi siamo in una situazione “migliore” è dovuto proprio a questo. Poi sono iniziati i battibecchi tra i vari scienziati, i protagonismi dei nostri politici che ci dicono di usare mascherine e distanziamento sociale, e poi si fanno ritrarre in selfie tra amici non rispettando quelle regole che loro ci indicano. Oppure non è ancora possibile ascoltare o leggere dichiarazioni di chi dà la colpa ai clandestini e non a chi si reca in discoteca non rispettando le regole. Cosa comportano questi atteggiamenti? Il senso di confusione nella popolazione e le manie di protagonismo tra i giovani. Non è possibile per il popolo italiano assistere a queste scene.

Anche noi abbiamo le nostre fette di responsabilità. All’inizio dell’epidemia eravamo diventati tutti patriottici. Comprare italiano e fare le vacanze nelle nostre splendide terre. Poi invece? Compriamo straniero e andiamo a fare le vacanze fuori, importandoci noi stesso i virus.

Le scene di migliaia di persone in fila agli ospedali per farsi il tampone, poiché ora hanno paura dopo essere stati fuori Italia è un qualcosa che deve fare solo rabbia.

Così come deve fare rabbia che si è perso il vero obiettivo della ripresa. L’inizio della scuola a settembre, mentre invece si pensa a tenere aperte le discoteche.

Ci rendiamo conto che la voglia di “vita” è alta in ognuno di noi, che il settore delle discoteche e della movida ha un giro economico di tutto rispetto (dovranno essere aiutati con interventi governativi), ma come pensiamo di tornare alla “normalità” se andiamo a beccarci il virus non rispettando le regole?

Così come si ritiene non essere normale che siano i cittadini ad autodenunciarsi se hanno avuto contatti in alcune zone rosse segnalandosi alle ASL di competenza. Prendiamo in esempio la questione della zona rossa del celebre castello delle cerimonie “La Sonrisa”. Se le procedure sarebbero state rispettate, la struttura ricettiva doveva essere in possesso di tutti i nominativi che hanno frequentato la struttura nell’ultimo periodo, e invece oggi si chiede ai cittadini l’autodenuncia. Cosa che non tutti faranno anche per semplice timore di scoprirsi positivi, diventando così ipotetiche bombe di contagio. Fa rabbia ancora leggere sotto i bollettini giornalieri dei governatori di regione, migliaia di commenti sarcastici sull’aumento dei numeri di contagiati, invocando rifornimenti di lievito madre.

Il non rispetto delle regole, può rimettere il paese in ginocchio poiché nuovi lockdown metterebbero in ginocchio l’economia, e dopo non basterebbero milioni di sussidi a sostegno della disoccupazione o delle persone in difficoltà, così come poi non potremmo scaricare le responsabilità ai politici. Avremo la nostra fetta di responsabilità.

Arriva l’ultimatum da parte del ministro delle Autonomie Francesco Boccia, che ha convocato per oggi i governatori delle Regioni per un nuovo tavolo all’alba di Ferragosto. I presidenti sono avvisati: se si continuerà a mantenere una linea leggera, il governo procederà con la chiusura. Intanto al ministero della Salute si attende di vedere l’esito dei controlli richiesti a chi torna da Spagna, Croazia, Malta e Grecia, mentre in molti al CTS già azzardano di aggiungere altri Paesi alla lista dei rientri «a rischio», per i quali è obbligatorio sottoporsi al tampone appena arrivati in Italia.

Dopo i focolai legati all’immigrazione clandestina, adesso a finire nel mirino del governo sono le discoteche, la movida e le feste in vacanza. Il distanziamento sulla pista da ballo e l’obbligo di mascherina quando non si riesce a stare lontani almeno due metri sono un’utopia e questo lo si sapeva fin dall’inizio. La preoccupazione ora è tutta puntata verso i giovani e per il governo esiste una sola opzione sul banco: limitare la movida secondo il decreto del 7 agosto.

Ad oggi all’appello del governo ha risposto solo la Calabria, dove il governatore Santelli ha emesso un’ordinanza per chiudere le discoteche. Un leggero richiamo all’ordine e all’attenersi alle regole già esistenti è arrivato da altre Regioni, ma per l’esecutivo non basta. Nessun divieto per gli eventi di Ferragosto come feste, serate e falò in spiaggia. Solo alcuni sindaci hanno imposto questi divieti, con il rischio di trovarsi un comune nelle vicinanze che a differenza di un altro non impone nessun divieto e quindi di concentrare tutte le persone nei luoghi in cui non ci sono divieti.

Uno degli obblighi sicuramente riguarderà l’uso della mascherina all’aperto. Una misura obbligatoria secondo gli esperti, altrimenti l’alternativa è quella di chiudere o contingentare strade e piazze della vita notturna: cioè limitare il numero degli accessi, come già sta accadendo a Roma o transennando le entrate. O si fa così, o si ricorre al coprifuoco, una misura che metterebbe una pietra tombale sull’economia di intere zone, specialmente sulle zone turistiche.

Un’ultima domanda. Il governo intende dare indicazioni di chiusura da dopo il ferragosto. Ma quindi oggi il virus non è pericoloso? E’ pericoloso da domani?

Voi cosa ne pensate? Diteci la vostra e condividete il post

 

Editor: LZ

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