Pillole d’attualità – 27 giugno Strage di Ustica: Ennesimo giallo irrisolto

Il 27 giugno 1980 il volo di linea DC9, partito da Bologna Borgo Panigale e diretto a Palermo Punta Raisi della compagnia aerea Italvia precipitò in mare poco lontano dall’isola di Ustica. Nessun sopravvissuto, tutti gli 81 occupanti dell’aereo morirono. Qualcuno però quella notte volle raccontare a tutti gli italiani che l’aereo precipitò per un cedimento strutturale dopo una riunione all’ambasciata americana. Perché all’ambasciata americana se l’aereo era italiano, viaggiava in Italia e aveva passeggeri tutti italiani?
Molte sono i dubbi legati alla strage e a ciò che ci è stato detto infatti, secondo le perizie radaristiche, accaddero degli episodi sconcertanti in questa lunga storia. Il DC9 decolla da Bologna alle 20,08 con due ore di ritardo a causa di un violento temporale. Quando l’aereo stava sorvolando l’Appennino viene agganciato da un altro velivolo (quasi certamente un caccia libico di cui dopo tre settimane fu rinvenuto sulla Sila) che i mette nella scia dell’aereo civile per nascondersi ai radar. Dopodiché due intercettori F104 dello stormo dell’Aeronautica di Grosseto incrociano il DC9 e rientrano alla base segnalando un’emergenza come previsto dal manuale Nato: volando in modo triangolare sull’aeroporto mentre inviano segnali muti premendo il pulsante della radio. Sull’F104 che dà l’allarme ci sono i piloti Ivo Nutarelli e Mario Naldini. I 2 piloti sapevano la verità perché hanno visto con i propri occhi ma non potranno mai raccontarlo perché prima di essere interrogati moriranno a Ramstein, in Germania, dove si scontreranno durante un’esibizione delle Frecce tricolori. Intanto il DC9 continua la sua corsa verso sud fino ad arrivare al cielo sulle isole di Ponza e di Ustica. Secondo i periti italiani e americani, la ricostruzione delle tracce radar indica che in quell’istante almeno un altro caccia non identificato appare sulla scena con una deliberata manovra d’attacco proveniendo da ovest. L’obiettivo non è ovviamente l’aereo civile, ma l’intruso che si nasconde. Chi colpisce chi non lo sappiamo, ma sappiamo che in mezzo ai resti del DC9 che precipitano in mare l’intruso tenta la fuga, inseguito da due caccia che testimoni in punti diversi della Calabria vedono distintamente.
L’esplosione di quel DC9 che volava da Bologna a Palermo in un cielo limpido ma affollato di caccia di molte nazioni: americani, francesi, britannici e naturalmente italiani. E tutto questo in un Mediterraneo che allora era uno dei luoghi più pericolosi del pianeta. Dove si scaricavano fortissime tensioni internazionali tra i due blocchi, quello occidentale e quello sovietico, ma anche confronti tra nazioni. ed è in questo contesto che va calata la storia della strage. In una stagione in cui l’Italia giocava su più tavoli, per interessi diversi. Basta pensare alla Libia del colonnello Muammar Gheddafi il quale possedeva il 13 per cento delle azioni della nostra industria più importante: la Fiat. Ci garantiva quasi la metà dell’energia di cui il paese aveva bisogno, tra petrolio e gas. E aveva accolto oltre ventimila lavoratori italiani, che costituivano la forza necessaria a costruire la grande Jamahiria su cui il colonnello aveva fondato la propria ambizione di leader del mondo arabo. Potevano americani e francesi tollerare che l’Italia intrattenesse rapporti tanto ambigui con Gheddafi? Certamente, no. E ce lo avevano detto esplicitamente.
40 anni sono passati e ancora oggi gridiamo che vogliamo la verità, lo Stato grida che vuole la verità, ma non fa nulla di concreto. Passa solo la responsabilità ai magistrati ma dato che a quanto pare la questione è internazionale anche la politica ha le sue responsabilità. Dovrebbe impegnarsi e dovrebbe avere la voglia di fare i conti con il proprio passato (passato che oltre la strage di Ustica vede molti altri dilemmi). La memoria e le commemorazioni non bastano, non basta che un giorno diciamo che vogliamo la verità e il giorno dopo ci dimentichiamo di tutto, non bastano i risarcimenti dati alle famiglie delle vittime. Tutto ciò vale niente se la verità non esce fuori e se non ci sarà giustizia. Noi ci poniamo l’obiettivo della massima trasparenza sempre.

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Editor: DB
#sudperlitalia
#SosteniamoUnitiDiritti

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