È la sera del 9 marzo e il primo ministro Giuseppe Conte annuncia agli italiani in che “purtroppo tempo non ce n’è”. Troppi malati, troppe vittime. Il Paese si chiude e si ferma: ognuno resta dov’è, anche se è nato o vive altrove. È LOCKDOWN!

Lockdown, che ha avuto un’efficacia pazzesca salvando migliaia di vite umane, ma che allo stesso tempo ha stravolto la vita sociale e lavorativa di tutti.

Notizia di oggi che esiste il pericolo di una seconda ondata. Le borse iniziano a perdere e di conseguenza milioni di € si bruciano, in un’economia già in ginocchio.

Cosa fare noi? Se non vogliamo entrare nuovamente nell’incubo di restare a casa, e mettere nuovamente a rischio milioni di posti lavoro, dobbiamo rispettare le norme di distanziamento sociale e igiene personale.

Dobbiamo stringere i denti, fare ancora dei sacrifici umani. Lo dobbiamo fare per il nostro presente, ma soprattutto per il futuro dei nostri figli. Rimettere una nazione in lockdown vuol dire creare nuovo debito e aumentare la recessione dell’Italia. Lusso che non possiamo correre, altrimenti chi come noi vuole mettere in campo duro lavoro per risollevare la nostra nazione e il Sud, si ritroverà in una sfida ancora più complicata da vincere. Torneranno i momenti dove tutto sarà permesso, ma per ora rispettiamo le regole. Lo facciamo per la salute nostra e dei nostri cari, ma soprattutto per il futuro dei nostri figli.

Editore: LS

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